In Nome Del Padre

SOGGETTO

Il documentario in questione tratta dell’emigrazione italiana in Svizzera in un arco temporale di circa quarant’anni a partire dalla metà degli anni ’50. L’opera focalizza la sua attenzione, attraverso le interviste agli stessi emigranti, sulle condizioni di vita, sociali, economiche e culturali, dei nostri connazionali partiti per lavorare in terra elvetica. Il lavoro è composto da riprese e interviste effettuate sia in Italia, con precise ricostruzioni storiche in Puglia, sia in Svizzera, nei Cantoni Glarus e Zug, con particolare attenzione all’odierna situazione che vivono quotidianamente gli emigranti rimasti lì a vivere e lavorare. Essenziale è stato il contributo di Dieter Bachmann, Presidente dell’Istituto Svizzero a Roma dal 2000 al 2003, nonché curatore della mostra fotografica “Il lungo addio”, antologia di istantanee di famosi fotografi che ritraggono le situazioni quotidiane dei lavoratori italiani in Svizzera negli anni presi in considerazione dal documentario stesso.

Il documentario inizia col narrare, attraverso la voce degli stessi emigranti, quelle che erano le condizioni nei paesi di origine degli stessi, dove la fame e la mancanza di lavoro erano delle costanti di vita con le quali fare necessariamente i conti, conti che, troppo spesso, non tornavano affatto. Si prosegue con il racconto del viaggio in treno che diventa un’epopea simile all’Odissea, laddove poi la sosta per le visite mediche a Chiasso rappresenta un vero e proprio rito di iniziazione che l’emigrante deve affrontare non senza ansie. Una volta varcato il confine l’emigrante si trova a tu per tu con la realtà del paese ospitante, il cui popolo spesso si manifesta ostile alla sua integrazione, e dove anche le condizioni lavorative non sono proprio le migliori, tant’è che, purtroppo, si arriva alla tragedia della diga di Mattmark. Il documentario prosegue il suo racconto proprio a partire dalle macerie di questa catastrofe con una definitiva presa di coscienza di tutti gli emigranti rispetto alla loro identità e con la conseguente fondazione delle prime “colonie libere” e i primi Centri Italiani in Svizzera. Con l’arrivo, a partire dalla metà degli anni ’70, della seconda ondata di emigranti si assiste a una profonda evoluzione dei rapporti tra gli svizzeri e gli italiani, laddove i primi cominciano ad accettare più volentieri i secondi anche in virtù del fatto che, dopo il ’68, è mutato il sentire in tutto il mondo coincidente con una maggiore apertura culturale. Il documentario si sofferma dunque ad analizzare le differenze tra le due principali ondate migratorie, facendo incursione in due differenti odierne situazioni: una festa di emigranti a Glarus e una domenica mattina al Centro Italiano di Zug. In questi due luoghi il racconto continua con le interviste agli emigranti italiani rimasti in Svizzera tra cui quella a un anziano signore di Taurisano emigrato già dal ’57 che narra i primissimi anni della sua esperienza da lavoratore straniero ed esprime tutta la sua nostalgia verso il paese natìo. Conclude il documentario un’analisi sulla condizioni delle generazioni dei figli di questi emigranti, figli che sono nati in Svizzera e che sono quasi totalmente integrati in quella che è la cultura elvetica. L’intera discussione che si sviluppa nel corso del documentario è punteggiata dalle precise considerazioni di Dieter Bachmann che rappresenta in modo intelligente il punto di vista di uno svizzero sull’epoca storica e sui temi presi in esame.

PROIEZIONI

11 Giugno 2011 – Zug (CH), Centro Italiano Di Zug

11 Agosto 2011 – Castiglione (LE), Festival Delle Migrazioni

17 Settembre 2011 – Tricase (LE), Palazzo Gallone

29 Settembre 2011 – Montreux (CH), Archives De Montreux

1 Ottobre 2011 – Zurigo (CH), Casa D’Italia

2 Ottobre 2011 – Glarus (CH), Wortreich Buchhandlung

23 Ottobre 2011 – San Gallo (CH), Associazione Pugliesi San Gallo

25 Ottobre 2011 – Omegna (VB), Associazione Partigiani di Omegna

26 Ottobre 2011 – Torino, Officine Corsare

29 Ottobre 2011 – Bologna, Costarena

6 Novembre 2011 – Salve (LE), Palazzo Ramirez

17 Novembre 2011 – Leverano (LE), Associazione Mujmuné

27 Novembre 2011 – Galatina (LE), Comitato Cambiamo Aria

3 Dicembre 2011 – Lecce, Ex Convento Dei Teatini

27 Dicembre 2011 – Lecce, Officine ZEI

3 Gennaio 2012 – Nardò (LE), Biblioteca Comunale

26 Gennaio 2012 – Tricase (LE), Liceo Classico-Scientifico “Guido Stampacchia”

28 Gennaio 2012 – Frascati (ROMA), Istituto Tecnico Industriale Statale “Enrico Fermi”

19 Febbraio 2012 – Andria (BAT), Associazione CARSICA / Centro di Accoglienza “Santa Maria Goretti”

14 Settembre 2012 – Bari, Fiera del Levante, padiglione Pugliesi Nel Mondo

CAST TECNICO DEL DOCUMENTARIO

DONATO NUZZO nato a Castiglione D’Otranto (LE) e ivi residente in Via Alessandro Volta, n. 3

Mansione Nella Produzione: Soggetto e Sceneggiatura

                                              Regia

                                              Riprese e Montaggio

FULVIO RIFUGGIO nato a Tricase (LE) e ivi residente in Via Ravenna, n. 5

Mansione Nella Produzione: Soggetto e Sceneggiatura

                                              Regia

                                              Riprese e Montaggio

LUIGI BOTRUGNO nato a Triggiano (BA) e residente a Castiglione D’Otranto (LE)

in Via Galileo Galilei, n 17

Mansione Nella Produzione: Compositore e arrangiatore delle musiche originali

VALERIO DANIELE nato a Lecce, residente a Monteroni di Lecce, Via Vittorio Emanuele II n.72

Mansione Nella Produzione: Registrazione della colonna sonora presso lo studio CHORA

All’interno dell’Associazione A. B. Michelangeli durante le riprese del documentario hanno dato il loro contributo volontario:

MARCO CALABRESE residente a Tricase (LE)

Mansione Nella Produzione: Parrucchiere

EMANUELA SOLDA residente a Castiglione D’Otranto (LE)

Mansione Nella Produzione: Scenografa

                                              Costumista

IVAN ANTONIO BOTRUGNO residente a Castiglione D’Otranto (LE)

Mansione Nella Produzione: Scenografo

MICHELA MASTRIA residente a Castiglione D’Otranto (LE)

Mansione Nella Produzione: Scenografa

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One thought on “In Nome Del Padre

  1. Bravi davvero.
    Guardando il documentario mi è tornato alla mente il concetto di Uomo Marginale di Park: “(l’uomo marginale) è un ibrido culturale, un tipo di uomo che vive all’interno di una vita culturale e della tradizione di due diversi popoli e a essa partecipa intimamente (…) è l’uomo che vive sul confine di due culture e di due società che non si sono mai completamente fuse ed interpenetrate (…) vive in due mondi in entrambi i quali egli è più o meno uno straniero (…) l’uomo marginale è il primo cosmopolita e cittadino del mondo”.
    E poi mi sono chiesta come mai legassi il concetto ai contadini polacchi emigrati in America e in Europa e non ai contadini salentini o agli italiani in genere emigrati in qualche dove. E, domandandomelo, ho rivisto aule magne piene zeppe di studenti che avrebbero potuto conoscere a memoria nomi e cognomi di tutti i contadini polacchi e niente della storia del proprio paese.
    Una delle risposte potrebbe essere l’informazione e la formazione delle menti.
    Documentari come questo dovrebbero essere allegati ai testi di Sociologia delle Migrazioni.

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